The Capri Times
I Falò di Nusco e il filo di fuoco di Sant’Antonio Abate in Campania












La notte del falò
Caterina Marina Anselmo
Gennaio 2026
Da generazioni il fuoco di Sant’Antonio Abate accompagna la vita delle comunità campane,
segnando un legame profondo tra spiritualità, lavoro contadino e memoria collettiva.
Ogni anno, tra il 16 e il 17 gennaio, questo legame si rinnova quando la Campania si
illumina di fuochi che non sono semplici feste popolari, ma veri e propri riti collettivi che
intrecciano fede, memoria e tradizione contadina. Al centro di questo universo simbolico c’è
la figura di Sant’Antonio Abate, il santo protettore degli animali e delle comunità rurali, al
quale è storicamente legato il tema del fuoco purificatore.
In questo quadro di riti diffusi su tutto il territorio regionale, un luogo spicca per intensità e
partecipazione collettiva: Nusco, in provincia di Avellino.
Qui i Falò di Nusco rappresentano una delle manifestazioni più suggestive e partecipate
dell’Irpinia. Il fuoco diventa spettacolo, identità e comunità: enormi cataste di legna vengono
preparate dai quartieri e poi accese tra canti, suoni di tammorra e preghiere, mentre la
processione religiosa attraversa il paese coinvolgendo tutte le generazioni.
Non si tratta solo di una celebrazione devozionale, ma di un momento in cui l’intera
comunità si riconosce nelle proprie radici, che affondano nel mondo contadino, dove
l’accensione del fuoco aveva un valore simbolico e propiziatorio. In questo contesto assume
particolare significato il cippo di Sant’Antuono: non solo un segno materiale o
commemorativo, ma un simbolo della presenza del Santo e della protezione che il fuoco
rituale offriva alla comunità.
Negli ultimi anni i Falò di Nusco hanno richiamato non solo gli abitanti del paese, ma anche
un numero crescente di visitatori provenienti dall’Irpinia, dalla Campania e oltre. Curiosi,
studiosi delle tradizioni popolari, turisti culturali e semplici appassionati arrivano a Nusco per
vivere in prima persona un rito che mantiene intatta la sua autenticità.
Le strade del borgo si animano di presenze diverse: famiglie, giovani, emigrati che tornano
per l’occasione e persone attratte dal fascino di una tradizione che unisce spettacolo e
spiritualità. I visitatori non sono semplici spettatori, ma diventano parte integrante della festa,
condividendo momenti di convivialità, assaggiando prodotti tipici locali e respirando
l’atmosfera intensa che circonda l’accensione dei falò.

Questa crescente partecipazione esterna rappresenta anche un’importante occasione per il
territorio, valorizzando il patrimonio culturale di Nusco e contribuendo a far conoscere una
delle tradizioni più identitarie dell’Irpinia a un pubblico sempre più ampio.
Tuttavia, Nusco non è un caso isolato. In tutta la Campania la festa di Sant’Antonio Abate è
accompagnata da riti simili che condividono lo stesso significato profondo: il fuoco come
elemento di purificazione, protezione e rinascita.
A Montemarano e Macchie, sempre in Irpinia, i falò assumono una dimensione quasi
arcaica, tra tammurriate e canti rituali che rimandano a tradizioni precristiane poi integrate
nel culto cattolico.
Anche in Penisola Sorrentina e a Napoli la figura di Sant’Antonio Abate resta centrale. Qui le
celebrazioni assumono sfumature più urbane, ma continuano a essere legate alla protezione
degli animali e alla memoria delle tradizioni contadine che hanno segnato il territorio.
In particolare, nell’area napoletana il culto di Sant’Antonio Abate vive non solo nei riti
religiosi e nei piccoli falò, ma anche nella musica popolare. Una voce simbolo di questa
memoria è quella di Concetta Barra, grande interprete della tradizione partenopea, che con il
brano “’O Cippo ’e Sant’Antuono” ha trasformato il cippo del Santo in racconto cantato e
patrimonio collettivo. Attraverso la sua musica, il fuoco, la devozione e il senso comunitario
diventano poesia popolare, mostrando come la fede e la tradizione passino anche attraverso
i canti e le emozioni condivise.
Nel comune che porta il nome del Santo, Sant’Antonio Abate (NA), la festa mantiene un
carattere profondamente comunitario: la processione attraversa le strade del centro, mentre
piccoli falò e bracieri richiamano l’antico valore propiziatorio del fuoco e la tradizionale
benedizione degli animali.
In provincia di Salerno, la tradizione assume sfumature diverse ma ugualmente intense.

Nel Cilento, la celebrazione mantiene un forte legame con il mondo pastorale: i fuochi
vengono accesi come gesto propiziatorio per il bestiame, per i raccolti futuri e per la
protezione delle famiglie contadine, in una ritualità che conserva un carattere arcaico e
comunitario.
A Cava de’ Tirreni i falò si intrecciano con momenti di socialità e con la tradizionale
benedizione degli animali domestici, creando un clima di forte partecipazione collettiva.
A Vietri sul Mare, città simbolo dell’arte ceramica campana, il 17 gennaio assume un
significato speciale che unisce fede religiosa, identità artigiana e festa popolare. In onore di
Sant’Antonio Abate, patrono del fuoco, degli animali e di tutte le arti che dialogano con le
fiamme, si celebra la Festa dei Ceramisti, appuntamento ormai consolidato nel calendario
culturale e civile della comunità vietrese. Qui il fuoco non è solo elemento rituale, ma anche
strumento creativo che dà vita alle celebri ceramiche vietresi, simbolo di un sapere artigiano
tramandato nei secoli.
Ciò che lega tutte queste manifestazioni è un filo invisibile ma potente: la capacità del fuoco
di unire sacro e profano, fede e cultura popolare, passato e presente. I Falò di Nusco, in
questo senso, possono essere letti come una delle espressioni più emblematiche di una
tradizione regionale condivisa, che continua a vivere grazie alla partecipazione delle
comunità locali.
In conclusione, possiamo affermare che, in un’epoca sempre più

In conclusione, possiamo affermare che, in un’epoca sempre più
digitale e globale, questi antichi riti continuano a custodire l’anima
dei territori; e così, mentre le fiamme rischiarano le notti d’inverno e
i canti si intrecciano tra i vicoli dei borghi, la Campania rinnova il
suo patto con il passato, mantenendo vivo il fuoco della propria identità.