The Capri Times












L'ex Polverificio borbonico di Scafati riapre alla comunità: storia di un riscatto tra arte e natura.
Caterina Marina Anselmo
Agosto 2026
Eravamo presenti il 28 luglio u.s. quando, dopo anni di abbandono e criticità, i cancelli dell'ex Polverificio Borbonico si sono finalmente riaperti. Il sito restituisce così alla comunità 16 ettari di verde, accogliendo l'arte contemporanea di Philip Colbert e una nuova visione di sviluppo stanziale: un vero punto di svolta per un'area a lungo rimasta nell'ombra.
Tra le sculture pop dell'artista britannico e la partecipazione delle istituzioni, la sensazione netta è stata quella di assistere non a una semplice cerimonia, ma al riscatto ufficiale di un patrimonio storico. A guidare questa trasformazione è il Direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, che nel rievocare le tappe del progetto ha tracciato il senso e la complessità di un percorso non privo di ostacoli.

L’esordio in salita e il cortocircuito mediatico
Senza voler ripercorrere passo dopo passo l’intera storia di questi anni, ci sono due momenti simbolo che da soli riescono a restituire il senso di questa sfida.
Il primo episodio risale al 202. Il Direttore Zuchtriegel si era insediato soltanto da poche settimane quando, una mattina, il nome di Pompei finì su tutte le prime pagine dei giornali per un motivo clamoroso: la presenza di una cospicua piantagione di marijuana. Oggi, osservando la cura dei luoghi, è difficile persino immaginarlo, ma all'epoca l'area era un groviglio impenetrabile di rovi e vegetazione incolta. Quell’intreccio vegetale così fitto ed incontrollato aveva nascosto l'attività illecita per diversi mesi, nel silenzio più assoluto.
Quando la coltivazione venne scoperta dalle forze dell'ordine, la notizia scatenò un’immediata pioggia di titoli. Nei canali d'informazione rimbalzarono notizie del tipo "Piantagione di marijuana nel parco archeologico". Un’affermazione che sulla carta era tecnicamente corretta — dal momento che il Polverificio di Scafati rientra nei confini amministrativi del Parco — ma che nella testa del lettore comune evocava uno scenario quasi assurdo, lasciando intendere che qualcuno avesse piantato le piantine direttamente tra le antiche domus di Pompei. Fu un cortocircuito mediatico notevole e, per la direzione Zuchtriegel, un battesimo del fuoco decisamente in salita.

La bonifica, la messa in sicurezza e la lotta contro il degrado
Superato il primo impatto, è iniziato il complesso lavoro di recupero. Riaprire l'area al pubblico richiedeva in primis la messa in sicurezza dei luoghi. Come ricordato dal Direttore, citando l'intervento del funzionario Vincenzo Calvanese, il primo passo fu condurre verifiche approfondite sugli alberi: un patrimonio verde di inestimabile valore, paragonabile a veri e propri monumenti, da valutare con certezza per garantire un'accessibilità senza rischi. I visitatori hanno avuto ed avranno la possibilità di vivere i 16 ettari di un ambiente pressoché unico, caratterizzato dalla presenza di ben 130 alberi diversi, 40 specie diverse, ma soprattutto dalla presenza di 208 platani che segnano un viale lungo quasi un Km e che ha offerto frescura ai visitatori in una giornata torrida.

Oltre al verde, è stato necessario affrontare problemi di degrado estremo. Furono costruiti da zero i servizi igienici, prima assenti, e si dovette combattere una battaglia quotidiana contro intrusioni, atti di vandalismo, furti e continui tentativi di riattivare la discarica abusiva. Il sito, infatti, si era trasformato negli anni in un deposito informale sommerso da tonnellate di rifiuti e, persino nei mesi più recenti, non sono mancati i tentativi da parte di ignoti di sversarvi materiale.

Il giorno della svolta: l'apertura stabile e la sinergia sul territorio
Il secondo momento simbolo di questa storia è stato proprio il giorno della riapertura ufficiale. La riapertura del sito avviene attraverso la formula del temporary use: una concessione di 18 mesi nata dal partenariato pubblico-privato con il Parco Archeologico di Pompei. Un modello gestionale snello che ha permesso di restituire subito alla comunità oltre 4 ettari di parco tra eventi, arte e natura, in attesa del completamento del piano generale di rilancio dell'intero complesso.
Molti dei visitatori giunti per l'evento hanno ammesso di non conoscere questo spazio o di non avervi mai messo piede prima. Un fatto comprensibile: fino a quel momento il sito aveva visto soltanto iniziative spot — come le edizioni passate della Borsa del Turismo Scolastico in una porzione dell'area — mentre ora si avvia per la prima volta un programma stabile.
Grazie a una concessione temporanea e a un bando aggiudicato dal concessionario, l'area garantisce un'apertura regolare di quattro giorni a settimana. Viene così avviata una serie di iniziative curate in stretta collaborazione con il gestore privato, con il Comune di Scafati e con le associazioni territoriali, con l'auspicio che anche il Comune di Pompei voglia farsi promotore di futuri progetti.A sancire questa riapertura è stata la concomitanza con la grande mostra dell'artista Philip Colbert, che ha sposato pienamente la visione del Direttore Zuchtriegel di portare Pompei e l'arte contemporanea sul territorio per rafforzarne il legame viscerale.

Un ponte tra le comunità e la visione per un turismo sostenibile
Come sopra anticipato, il traguardo è stato reso possibile dal lavoro di squadra e dal contributo essenziale del Demanio. La progettualità attuale prevede un programma di uso temporaneo di 18 mesi inserito in una visione strategica ben più ampia. La geografia stessa del luogo racconta questa ricchezza: l'ingresso dall'ex Polverificio, situato dal lato di Scafati e per ora utilizzabile solo in occasioni eccezionali, offre un colpo d'occhio straordinario sulle strutture storiche e sul successivo Istituto Sperimentale per i Tabacchi. Proprio all'interno dell'ex Istituto per i Tabacchi si trova il grande essiccatoio, per il quale il Parco ha già varato un progetto di riqualificazione. Tuttavia, la direzione Zuchtriegel è consapevole che valorizzare il patrimonio non significa applicare sempre lo stesso schema o replicare unicamente il modello museale classico.
A Pompei, a Scafati e nei comuni limitrofi, la scommessa è quella di costruire una crescita turistica più sostenibile, svincolandosi dalla sola logica dei numeri. La vera sfida consiste nell'offrire un'esperienza che abbracci tutte le risorse culturali, enogastronomiche, tradizionali e paesaggistiche del territorio, permettendo alle comunità e alle imprese locali di beneficiare concretamente di questi flussi e superando il modello del turismo "mordi e fuggi". Da qui nasce l'impegno per il futuro: trasformare questo spazio in un polo aperto di ricettività, esperienza e accoglienza per le famiglie, mantenendo la presenza dei cavalli e integrando aree gioco e strutture ricettive. Poiché senza posti letto la "stanzialità" rischia di rimanere solo una parola al vento, la direzione sta già lavorando a un progetto a lungo termine, basato su un piano di project financing che possa garantire uno sviluppo duraturo all'intero complesso.


In conclusione di questo viaggio sul campo, ritengo di poter affermare con sicurezza — e posso testimoniarlo in prima persona avendo partecipato all'inaugurazione — che si è aperto un nuovo, straordinario capitolo nella storia di questo spazio. Superati gli anni di abbandono e le criticità legate alla sicurezza, la direzione guidata da Gabriel Zuchtriegel restituisce il sito alla collettività con un'apertura stabile di quattro giorni a settimana. L'ex Polverificio, trasformatosi da area degradata a presidio pubblico, è pronto a diventare un vero motore di cultura, accoglienza e sviluppo sostenibile per l'intero territorio. Da cronista, ma a nome di tutta la nostra redazione e di quanti amano e promuovono l'arte, invito i lettori a varcarne i cancelli dal giovedi alla domenica : venite a riscoprirne le meraviglie e a vivere in prima persona questa rinascita .

Info e aggiornamenti: pompeiisites.org