Prima di parlare della sua attività curatoriale, ci racconta il percorso che l’ha avvicinata al mondo dell’arte ?
Sono una persona pratica, pragmatica e veloce: lavoro con decisione e affronto le sfide con naturalezza. Non sono una teorica: la mia competenza nasce dall’esperienza diretta, dal lavoro quotidiano con artisti, istituzioni e contesti internazionali.
La mia relazione con l’arte inizia da adolescente, quando dipingevo olio su tela e andavo a lezione nell’atelier del maestro Felice Tafuri. Il figurativo, l’anatomia, il movimento e gli sguardi hanno formato il mio modo di osservare e rispettare l’artista.
Sono partita dalla gavetta, come assistente di galleria, e ho costruito il mio percorso passo dopo passo: prima dealer, poi art project manager, quindi responsabile finanziario e commerciale di una catena di gallerie, fino alla gestione dei rapporti con musei, fondazioni e collezionisti internazionali. Ho lavorato in ambienti dove “o fai numeri o sei fuori”: questo mi ha resa rapida, lucida estrutturata.
Nel tempo ho compreso che il mio lavoro era anche scoprire artisti, studiarli, definirne il posizionamento nel mercato, il loro coefficiente, lanciarli e proteggerli, facendo viaggiare le loro opere da un
continente all’altro. Oggi seguo gli artisti in modo professionale ed etico, rispettando i tempi e la voce di ciascuno. Il mio lavoro non si ferma mai: mi è capitato di realizzare esposizioni mentre ero nel mio studio di Lisbona, con la mostra dall’altra parte del mondo. Una mia assistente seguiva fisicamente ogni fase: dall’allestimento basato sui miei rendering ai testi stampati e posizionati in sala mentre io coordinavo tutto a distanza, garantendo coerenza curatoriale e qualità. Questo è possibile solo dopo anni di preparazione, competenza e disciplina: riuscire a gestire un progetto complesso anche senza essere presente, assicurando che tutto proceda senza intoppi, senza errori, senza deviazioni dalla visione curatoriale .Per me curare significa questo: esercitare una cura reale, concreta, responsabile. Essere presente anche quando non sono fisicamente lì. Proteggere il lavoro dell’artista in ogni passaggio... ogni dettaglio.
Alla base c’è un principio che non ho mai tradito: il protagonista è l’artista, non io. Forse perché sono un’artista mancata che ha trasformato la propria sensibilità in uno strumento per comprendere e sostenere il lavoro degli altri.
È così che sono arrivata naturalmente alla curatela e alla direzione artistica.